martedì 2 febbraio 2021

Carlotta Grisi

Nata in Istria in una famiglia di cantanti, anche se dotata di una buona voce decise di dedicarsi allo studio della danza.

Entrò alla scuola di ballo del Teatro alla Scala di Milano a soli 7 anni e già a 10 anni ballava nel corpo di ballo. Maestro della Grisi fu Carlo Blasis, il cui insegnamento costantemente trasparirà nel suo stile, nonostante la successiva influenza del coreografo e ballerino Jules Perrot. Fu una delle ballerine più dotate dell'Ottocento, fornita di una saldissima tecnica della punta.

Durante una tournée con la compagnia del Teatro alla Scala, la sua carriera prese una svolta decisiva: a Napoli, nel 1833, incontrò Jules Perrot famosissimo ballerino e coreografo del tempo. Perrot notò la giovanissima ballerina, ne intuì le doti e divenne il suo maestro e il suo amante.

Carlotta danzò a Parigi nel 1836 e nel 1837 ma fu davvero apprezzata solo nel 1840 quando danzò con Perrot le danze di carattere dell'opera Zingaro.

Nel 1841 le proposero il tanto agognato contratto con l'Opéra di Parigi ma lei costrinse il teatro ad accettare la clausola che doveva essere assunto anche il suo amato Perrot. Fu così che nacque il capolavoro del balletto romanticoGiselle: Gautier l'aveva vista danzare al Teatro San Carlo il 7 marzo 1841, all'interno dell'opera di Donizetti "La Favorite" e ne era rimasto affascinato.

Per "Giselle" la coreografia era stata assegnata all'allora maître de ballet dell'Opéra, Jean Coralli, ma le parti dedicate alla protagonista furono coreografate dal suo compagno Perrot. Théophile Gautier, autore del libretto del balletto, si innamorò di lei ma alla fine si decise a sposare la sorella Ernesta.

Negli anni seguenti la Grisi creò i ruoli della ballerina ne La Jolie Fille de Gand di Albert (1842), La Péri (memorabili il pas de l'abeille e il pas du songe) di Jean Coralli (1843), La Esmeralda (1844), Pas de Quatre (1845) e La Filleule des Fées (1849) tutti di Perrot e Le Diable à quatre (1845), Paquita (1846) e Grisélidis (1848) tutti di Joseph Mazilier. Fece il suo debutto a Londra nel 1836 e vi ritornò regolarmente tra il 1842 e il 1851.

Danzò anche a Vienna, Milano, Monaco e San Pietroburgo. Il suo ultimo balletto fu Les Metamorphoses.

Si ritirò nel 1854 e visse dal 1856 per 43 anni una ricca pensione nella sontuosa villa Saint-Jean nei pressi di Ginevra dove finì i suoi giorni. Fu inumata nel cimitero della Chatelaine di Ginevra.

 


 

Giuseppina Grassini

Come risulta nell'atto di battesimo conservato presso l'Archivio prepositurale di Varese, nacque l'8 aprile e non il 18, del resto, come già aveva scritto il Pougin, anche se era stato ritenuto un errore, come ha dimostrato Bruno Belli nella biografia scritta sulla base dei documenti originali, citata nella Bibliografia di questa voce. Dopo essersi formata musicalmente sotto la guida della madre, violinista dilettante, e di Domenico Zucchinetti a Varese e di Antonio Secchi a Milano, debuttò nel mondo dell'opera nel 1789 a Parma cantando ne La pastorella nobile di Guglielmi e l'anno seguente alla Scala di Milano in tre opere buffe tra cui La bella Pescatrice dello stesso autore e La cifra di Antonio Salieri. Non avendo tali prime esecuzioni di carattere comico avuto particolarmente successo, la Grassini fu indotta a riprendere lo studio del canto e a volgersi verso il genere drammatico.

Gli esordi e l'apice della carriera italiana

A partire dal 1792 ella tornò pienamente attiva esibendosi nei teatri di VicenzaVenezia, nuovamente Milano, Napoli e Ferrara. Cantò, tra l'altro, nella prima rappresentazione alla Scala dell'Artaserse di Zingarelli (1793), nella première del Demofoonte di Portugal (1794), nell'Orfeo ed Euridice di Bertoni (Euridice), nel Telemaco nell'isola di Calipso di Mayr (première 1797), nell'Artemisia di Cimarosa (première 1797) e ne La morte di Semiramide di Nasolini, in occasione della prima rappresentazione alla Fenice nel 1798 (ruolo del titolo).

Giuseppina Grassini
come Orazia ne Gli Oriazi e i Curiazi

Il suo anno di gloria fu comunque il 1796 quando creò due ruoli che sarebbero rimasti in repertorio alcuni decenni e famosi poi fino ai giorni nostri, in entrambi i casi a fianco del sopranista Girolamo Crescentini che fu anche suo prezioso maestro e ai cui insegnamenti rimase fedele per tutta la sua vita artistica. Per lei, infatti, Nicola Zingarelli scrisse la parte di Giulietta nella sua opera Giulietta e Romeo, andata in scena alla Scala di Milano il 30 gennaio, mentre Domenico Cimarosa compose il ruolo di Orazia ne Gli Oriazi e i Curiazi, andati invece in scena nell'altro grande teatro dell'Italia Settentrionale, La Fenice di Venezia, il 26 dicembre. In quello stesso anno, la Grassini partecipò anche alla prima di una terza opera, l'Issipile di Gaetano Marinelli, la quale non riportò però un successo neanche paragonabile a quello delle altre due.

Il periodo napoleonico e il ritiro

Il 4 giugno 1800, poco prima della vittoria di Marengo, alla Scala di Milano, mentre interpretava La vergine del sole di Andreozzi, la Grassini, del resto già nota per le sue turbolente vicende amorose, fece colpo su Napoleone Bonaparte, che l'arruolò tra le sue amanti, portandola con sé a Parigi[1], dove si esibì in alcuni concerti. La relazione con il Primo Console non aveva però probabilmente un carattere di convenienza, ma era semplicemente simbolo dello spirito libero della Grassini, la quale, invaghitasi nel frattempo del violinista Pierre Rode, non esitò ad intrecciare una nuova relazione con lui, praticamente sotto gli occhi del futuro Imperatore dei Francesi, ed a lasciare Parigi per una tournée concertistica nei Paesi Bassi e Germania (1801), per poi rientrare senz'altro in Italia.

La Grassini nel 1804-5 fu a Londra, dove al King's Theatre cantò in alcune riprese de La vergine del sole di Andreozzi, de La morte di Cleopatra di Nasolini e della Camilla di Fioravanti, nonché nelle prime esecuzioni de Il ratto di Proserpina e della Zaira di von Winter. Nel Ratto figurava anche il celebre soprano Elizabeth Billington che si scontrò con l'italiana in una gara di gorgheggi, dalla quale questa uscì trionfale vincitrice.

Nel 1806 la Grassini tornò a Parigi insieme al suo maestro Crescentini, dove fu nominata Prima cantante di Sua Maestà l'Imperatore. Alle Tuileries si esibì come protagonista nella prima de La Didone di Paër e nel Pimmalione di Cherubini. Il suo soggiorno nella capitale francese durò sino al 1814, anno in cui venne di nuovo scritturata dal King's Theatre di Londra e partecipò alla prima dell'Aristodemo di Pucitta. Durante il suo soggiorno londinese, la Grassini, tenendo fede alle sue turbolente inclinazioni amorose, intrecciò una nuova relazione, questa volta con il grande rivale di Napoleone, il duca di Wellington. Dopo un breve trasferimento a Roma, fece ritorno a Parigi durante i Cento giorni dell'epilogo napoleonico e vi rimase anche dopo la Restaurazione (il Duca di Wellington era stato nominato ambasciatore britannico a Parigi), finché non fu costretta a lasciare il territorio francese per l'ostilità da parte di Luigi XVIII, che considerava sconveniente la popolarità di un'ex-amante di Napoleone.[2]

Rientrata quindi definitivamente in Italia, continuò la sua attività di cantante nei teatri lirici: si esibì a Brescia, a Padova, a Trieste, a Firenze e nel 1817 nuovamente alla Scala di Milano, senza peraltro riscuotere più i successi cui era abituata. Si ritirò dai palcoscenici nel 1823 e si stabilì definitivamente nel capoluogo lombardo, dedicandosi anche all'insegnamento ed avendo tra le sue allieve Giuditta Pasta e le proprie nipoti Giulia e Giuditta Grisi. Morì molto anziana nel 1850

GRISI, Giuditta e Giulia. - Sorelle, cantanti tra le più celebri della prima metà del sec. XIX.

Giuditta, nata a Milano il 28 luglio 1805 e morta a Robecco (Cremona) il 1° maggio 1840, dotata di bella voce di mezzo-soprano, studiò nel patrio Conservatorio con A. Minoja e D. Banderali. Cantò nei principali teatri d'Italia, a Parigi ed a Vienna, con costante successo. Nel 1834 sposò il conte Barni e si ritirò dalle scene. Per lei Bellini scrisse la parte di Romeo nei Capuleti e Montecchi e Luigi Ricci l'opera Chiara di Rosenberg.

Giulia, nata a Milano il 28 luglio 1811 e morta a Berlino il 29 novembre 1869, ebbe splendida e perfetta voce di soprano. Studiò prima col Giacomelli a Bologna e poi con la Pasta e M. A. Marliani a Milano. Suscitò entusiasmi in Italia, a Parigi, a Londra e in America, (dove fu nel 1845 col celebre tenore Mario De Candia, che aveva sposato in seconde nozze). Per lei V. Bellini scrisse la parte di Giulietta nei Capuleti e Montecchi ed I Puritani, Donizetti il Don Pasquale, Pacini Il Corsaro, ecc.

 

 





 

lunedì 1 febbraio 2021

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IL TENORE GENTILUOMO. La vera storia di Mario (Giovanni Matteo De Candia)

Il tenore Mario, al secolo Giovanni Matteo De Candia (noto anche come Mario De Candia), fu uno dei grandi tenori dell’Ottocento. Successore di Rubini a Parigi e Londra, cantò anche a Pietroburgo, in Spagna, negli Stati Uniti e nelle città britanniche, mai in Italia, si dice per un voto fatto in gioventù. Era nato a Cagliari nel 1810, figlio di un alto ufficiale dell’esercito savoiardo che aveva fatto una notevole carriera all’ombra dei Savoia, sino a diventare governatore di Nizza. 
Mario ebbe vita avventurosa e ciò contribuì al fiorire di leggende e invenzioni su di lui. Principale responsabile della diffusione di queste false notizie, in buona parte già circolanti su libri inglesi e giornali francesi, fu una figlia del tenore, Cecilia Pearse De Candia, autrice di una biografia del padre, The Romance of a Great Singer, pubblicata nel centenario della nascita del tenore. Lo si volle conte o marchese, laddove il suo titolo era di cavaliere nobile. Lo si volle amico di Mazzini quando faceva il servizio militare a Genova, mentre conobbe il patriota genovese e strinse amicizia con lui soltanto, a Londra, quando era già il tenore Mario. Lo si volle esule politico, mentre disertò e fuggì in Francia per ragioni di debiti. A Parigi lo si disse per l’appunto conte ed esule ed egli non si peritò mai di smentire o precisare. Bello, aristocratico e squattrinato, fu bene accolto nei salotti parigini, in particolare in quello della principessa Belgiojoso, dove cantava en amateur. Le necessità economiche lo spinsero alla carriera teatrale e, preparato da Meyerbeer, debuttò in Robert le diable all’Opéra. Passò presto al teatro italiano, a lui più congeniale e cantò a Londra dove conobbe il grande soprano Giulia Grisi, destinata ad essere la sua compagna nella vita e sulla scena. Guadagnò cifre favolose e sostenne la causa risorgimentale, conobbe Garibaldi e finanziò la spedizione dei Mille, pur allineandosi, in seguito, alla linea savoiarda. A metà carriera, col mutare dei tempi, cantò opere di Verdi, presentandone alcune in Russia e a Parigi. Con Verdi fu in dissenso per l’uso di una cabaletta che il Maestro aveva scritto per lui nei Due Foscari, ma dopo alcuni anni il dissenso si appianò.
Morta la Grisi e dovendo mantenere tre figlie, Mario proseguì la carriera forse oltre il dovuto. Infine si ritirò a Roma, nuova capitale d’Italia, vivendo in relative ristrettezze, ma decorosamente, grazie a una pensione garantitagli dagli amici inglesi, e tenendo rapporti coi principi Odescalchi e col Quirinale. A Roma morì nel 1883 e fu sepolto a Cagliari nel 1884.
In questo libro la vita, i viaggi e le avventure di Mario sono raccontate su base documentale: fonti d’archivio, epistolario, giornali, pubblicazioni ottocentesche. E da questa biografia emerge anche un quadro degli usi, teatrali e non, e della storia dell’epoca

 

 


 

recensione al mio romanzo a cura di Antonio Gelormini

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