Il tragico tributo di sangue alla follia della Grande Guerra ebbe ripercussioni spesso sottaciute. Una di queste fu di rendere esigua una generazione di uomini rispetto alle donne, che a migliaia divennero 'in eccedenza'. È la sorte toccata a Violet Speedwell, già orfana di padre e che nel breve volgere di qualche mese aveva perso il fratello e il fidanzato. Rimasta 'zitella' proprio malgrado, sceglie la complicata strada (nel 1932, ma non poi molto diversamente da oggi) dell'emancipazione trasferendosi a Winchester, dove lavora come dattilografa e, pian piano, entrando nell'associazione delle ricamatrici della Cattedrale. In questa esistenza da single, costellata da un vociare non privo di malizia e cattiveria, in una Inghilterra ancorata a sovrabbondanti dosi di bigottismo, Tracy Chevalier affresca con garbo e misura una vicenda di ordinaria sofferenza senza mai lasciar tracimarne il risvolto tragico. Storia e tradizioni si impastano sapientemente, conferendo all'amore tra Violet e Arthur, così distante dai canoni attuali, una luce romantica. Che tuttavia, con l'epilogo, evidenzia la prostrazione del 'secondo sesso' a una sottomissione a regole sociali imposte e volute dai maschi.
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