"In un angolo remoto dell'universo scintillante e diffuso attraverso infiniti sistemi solari c'era una volta un astro, su cui animali intelligenti scoprirono la conoscenza. Fu il minuto più tracotante e più menzognero della «storia del mondo»: ma tutto ciò durò soltanto un minuto. Dopo pochi respiri della natura, la stella si irrigidì e gli animali intelligenti dovettero morire. — Qualcuno potrebbe inventare una favola di questo genere, ma non riuscirebbe tuttavia a illustrare sufficientemente quanto misero, spettrale, fugace, privo di scopo e arbitrario sia il comportamento dell'intelletto umano entro la natura. Vi furono eternità in cui esso non esisteva; quando per lui tutto sarà nuovamente finito, non sarà avvenuto nulla di notevole. Per quell'intelletto, difatti, non esiste una missione ulteriore che conduca al di là della vita umana. Esso piuttosto è umano, e soltanto chi lo possiede e lo produce può considerarlo tanto pateticamente, come se i cardini del mondo ruotassero su di lui. Se noi riuscissimo a intenderci con la zanzara, apprenderemmo che anch'essa nuota attraverso l'aria con questo pathos e si sente il centro - che vola - di questo mondo. Non vi è nulla di abbastanza spregevole e scadente nella natura, che con un piccolo e leggero alito di quella forza del conoscere non si gonfi senz'altro come un otre. E come ogni facchino vuole avere i suoi ammiratori, così il più orgoglioso fra gli uomini, il filosofo, crede che da tutti i lati gli occhi dell'universo siano rivolti telescopicamente sul suo agire e sul suo pensare".
mercoledì 11 agosto 2021
CREPUSCOLO DEGLI IDOLI
F. Nietzsche, Su verità e menzogna in senso extramorale.
Questo l’incipit di uno scritto di Nietzsche, da lui redatto (a soli
29 anni) nel 1873, e però pubblicato postumo (oltre trent’anni dopo). E’
importante perché è considerato uno dei principali punti di partenza di
un filone e di uno snodo cruciale della filosofia contemporanea, nei
suoi due aspetti di analisi del nichilismo (attitudine o meno a credere
vere o a mostrare di credere vere costruzioni simboliche) e di
conseguente analisi del linguaggio (ovvero attitudine o meno del
linguaggio - meglio dell’uso concreto del linguaggio - a cogliere ed
esprimere una verità). Il nostro personale apporto a questo filone come è
noto retrodata di molto, rispetto all’opinione corrente, l’origine del
nichilismo, collegandola alla fine dell’epoca matriarcale e più
precisamente all’epoca della costruzione del concetto di paternità, in
quanto fu allora la prima volta che si sentì l’esigenza di considerare
vera una cosa non evidente (e vera non nel senso biologico, ma vera nel
senso funzionale-motivazionale, cioè atta a creare un’altra figura
genitoriale accanto alla madre, diversamente da come era stato per
centinaia di migliaia di anni, cioè per tutta la precedente storia
dell’umanità). Non è immediatamente intuitivo, e perciò ci torneremo, ma
perché ciò avvenisse fu necessario uscire dalla percezione valoriale
dell’Eros matriarcale, che diceva: “tu vali per tutto quello che non c’è
bisogno di fare” (con un esempio alla mano: un quadro di Van Gogh o un
tramonto valgono in quanto il quadro o il tramonto non debbono fare
nulla per piacerci, e neppure noi per farceli piacere) per poterla
sostituire (o farla oggetto di sovrascrittura) con la percezione
valoriale simbolica, o nichilistica, che dice: “tu vali per l’impegno
necessario a farti valere” (come se il quadro valesse di più se Van
Gogh, risorto, viene e si impegna a farcelo piacere, o se noi stessi
avessimo dovuto impegnarci a fare un sacco di studi, o a sviluppare
tanta sensibilità, per farcelo piacere). Come detto ci torneremo, ma
credo che tutti ci rendiamo conto di vivere in un’epoca di piena
esplosione del nichilismo. Senza che alcuno paia fornirne la chiave di
lettura complessiva, dato che lo scopo principale di ognuno sembra
essere dare valore (simbolico) al proprio io perché si impegna molto
nella costruzione del proprio profilo identitario, senza tuttavia poter
essere preso per nulla sul serio dagli altri io, in quanto essi sono
impegnati nel fare esattamente la stessa cosa, e, quindi, ne riconoscono
appieno il carattere nichilistico, cioè l’assenza di un valore reale
che prescinda dall’intenzione, ancor prima che chiunque di loro apra
bocca.
Forse per questo, e memore dell’otre di Nietzsche, vorrei essere il
primo filosofo a sperare di non essere preso necessariamente troppo sul
serio. Anche perché mi occupo di Eros, che non solo non è parente del
Logos filosofico, ma che è anche l’esatto contrario del “pathos” della
zanzara (e del nichilismo). Infatti Eros non sta nella zanzara, ma, per
rifarci all’esempio di Nietzsche, nell’aria in cui la zanzara vola. E’
da lì che giunge lo sguardo che conta. E tutto deve fare il filosofo,
tranne che credersi adulto, cioè simbolicamente emancipato dal
femminile. Men che mai realmente.
(G. Mistenda)
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