mercoledì 11 agosto 2021

CREPUSCOLO DEGLI IDOLI

"In un angolo remoto dell'universo scintillante e diffuso attraverso infiniti sistemi solari c'era una volta un astro, su cui animali intelligenti scoprirono la conoscenza. Fu il minuto più tracotante e più menzognero della «storia del mondo»: ma tutto ciò durò soltanto un minuto. Dopo pochi respiri della natura, la stella si irrigidì e gli animali intelligenti dovettero morire. — Qualcuno potrebbe inventare una favola di questo genere, ma non riuscirebbe tuttavia a illustrare sufficientemente quanto misero, spettrale, fugace, privo di scopo e arbitrario sia il comportamento dell'intelletto umano entro la natura. Vi furono eternità in cui esso non esisteva; quando per lui tutto sarà nuovamente finito, non sarà avvenuto nulla di notevole. Per quell'intelletto, difatti, non esiste una missione ulteriore che conduca al di là della vita umana. Esso piuttosto è umano, e soltanto chi lo possiede e lo produce può considerarlo tanto pateticamente, come se i cardini del mondo ruotassero su di lui. Se noi riuscissimo a intenderci con la zanzara, apprenderemmo che anch'essa nuota attraverso l'aria con questo pathos e si sente il centro - che vola - di questo mondo. Non vi è nulla di abbastanza spregevole e scadente nella natura, che con un piccolo e leggero alito di quella forza del conoscere non si gonfi senz'altro come un otre. E come ogni facchino vuole avere i suoi ammiratori, così il più orgoglioso fra gli uomini, il filosofo, crede che da tutti i lati gli occhi dell'universo siano rivolti telescopicamente sul suo agire e sul suo pensare".

F. Nietzsche, Su verità e menzogna in senso extramorale.

Questo l’incipit di uno scritto di Nietzsche, da lui redatto (a soli 29 anni) nel 1873, e però pubblicato postumo (oltre trent’anni dopo). E’ importante perché è considerato uno dei principali punti di partenza di un filone e di uno snodo cruciale della filosofia contemporanea, nei suoi due aspetti di analisi del nichilismo (attitudine o meno a credere vere o a mostrare di credere vere costruzioni simboliche) e di conseguente analisi del linguaggio (ovvero attitudine o meno del linguaggio - meglio dell’uso concreto del linguaggio - a cogliere ed esprimere una verità). Il nostro personale apporto a questo filone come è noto retrodata di molto, rispetto all’opinione corrente, l’origine del nichilismo, collegandola alla fine dell’epoca matriarcale e più precisamente all’epoca della costruzione del concetto di paternità, in quanto fu allora la prima volta che si sentì l’esigenza di considerare vera una cosa non evidente (e vera non nel senso biologico, ma vera nel senso funzionale-motivazionale, cioè atta a creare un’altra figura genitoriale accanto alla madre, diversamente da come era stato per centinaia di migliaia di anni, cioè per tutta la precedente storia dell’umanità). Non è immediatamente intuitivo, e perciò ci torneremo, ma perché ciò avvenisse fu necessario uscire dalla percezione valoriale dell’Eros matriarcale, che diceva: “tu vali per tutto quello che non c’è bisogno di fare” (con un esempio alla mano: un quadro di Van Gogh o un tramonto valgono in quanto il quadro o il tramonto non debbono fare nulla per piacerci, e neppure noi per farceli piacere) per poterla sostituire (o farla oggetto di sovrascrittura) con la percezione valoriale simbolica, o nichilistica, che dice: “tu vali per l’impegno necessario a farti valere” (come se il quadro valesse di più se Van Gogh, risorto, viene e si impegna a farcelo piacere, o se noi stessi avessimo dovuto impegnarci a fare un sacco di studi, o a sviluppare tanta sensibilità, per farcelo piacere). Come detto ci torneremo, ma credo che tutti ci rendiamo conto di vivere in un’epoca di piena esplosione del nichilismo. Senza che alcuno paia fornirne la chiave di lettura complessiva, dato che lo scopo principale di ognuno sembra essere dare valore (simbolico) al proprio io perché si impegna molto nella costruzione del proprio profilo identitario, senza tuttavia poter essere preso per nulla sul serio dagli altri io, in quanto essi sono impegnati nel fare esattamente la stessa cosa, e, quindi, ne riconoscono appieno il carattere nichilistico, cioè l’assenza di un valore reale che prescinda dall’intenzione, ancor prima che chiunque di loro apra bocca.
Forse per questo, e memore dell’otre di Nietzsche, vorrei essere il primo filosofo a sperare di non essere preso necessariamente troppo sul serio. Anche perché mi occupo di Eros, che non solo non è parente del Logos filosofico, ma che è anche l’esatto contrario del “pathos” della zanzara (e del nichilismo). Infatti Eros non sta nella zanzara, ma, per rifarci all’esempio di Nietzsche, nell’aria in cui la zanzara vola. E’ da lì che giunge lo sguardo che conta. E tutto deve fare il filosofo, tranne che credersi adulto, cioè simbolicamente emancipato dal femminile. Men che mai realmente.
(G. Mistenda) 
 

 

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